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25 novembre 2012

Accademia degli Infiammati

L'Accademia degli Infiammati fu fondata a Padova il 6 giugno 1540 da Leone Orsini, signore di Monterotondo e Vescovo di Fréjus, Ugolino Martelli (poi Vescovo di Glandèeve) e Daniele Barbaro. 
La denominazione "Infiammati" alludeva all'impresa dell'Accademia, Ercole ardente sul monte Eta, con il motto
Arso il mortale al ciel n'andrà l'eterno

L'Accademia si proponeva di stabilire la vera et natural idea di scrivere compiutamente - in prosa e versi in volgare - su argomenti filosofici e letterari. Si tenevano esercitazioni anche in greco e latino.

Non è noto lo statuto dell'accademia: si sa che ebbe censori, un sindaco ed un cancelliere.

Elenco dei principi d'Accademia:
  • Leone Orsini
  • Giovanni Corner
  • Galeazzo Gonzaga
  • Alessandro Piccolomini
  • Sperone Speroni (1542, impostò l'attività dell'Accademia prevalentemente in volgare, su argomenti filosofici e letterari)
L'Accademia fu sciolta dopo il 1550.

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G. Vedova, Biografia degli Scrittori Padovani: «[...] Le materie pertanto (lasciò scritto il nostro storico) che più delle altre occuparono gl'Infiammati furono non v'ha dubbio osservazioni e commenti sopra i migliori poeti e prosatori toscani o punti di critica e di erudizione alla poetica e all'oratoria spettanti. Lo Speroni era d'avviso doversi escludere dagli esercizii accademici non pur le cose teologiche ma la scienza ancora legale non credendo che la sola filosofia giovevole e necessaria a formare un ottimo oratore e poeta lo che era lo scopo della Accademia Pensava inoltre lo stesso Speroni che niuna lezione si leggesse che volgare non fosse in tal guisa mirando quel pellegrino ingegno di far fiorire il Lei nostro linguaggio. Fino dalla sua origine quest Accademia salì ad altissima fama e tra suoi membri oltre ai già ricordati non sono da tacersi il Tomitano, il Sansovino, il Mantova, il Genova, Gio. Battista Maganza, Luigi Alamanni, Benedetto Varchi, Pietro Aretino, Lazzaro Bonamico, Alessandro Piccolomini, Giovanni Cornaro e Galeazzo Gonzaga. Tanti soggetti per ingegno eminenti non valsero però a mantenerne vivo per lunga stagione lo splendore e la vita mentre correndo l anno 1554 illanguidì per modo che poco appresso cessò del tutto. Ma in quella guisa che una generazione finisce e dà luogo ad un altra spenta l'Accademia degli Infiammati qual nuova fenice risorse dalle ceneri quella degli Elevati».

15 febbraio 2012

Il Pugna Porcorum di Publio Porcio

Pugna Porcorum è un'operetta (253 versi in esametri) che il monaco domenicano Johannes Leo Placentius compose in lingua latina, con lo pseudomimo di P. Porcius,  e pubblicò ad Anversa nel 1530. Ne seguirono altre edizioni:
  • 1546, Lovanium
  • 1577
  • 1648 (compreso nell'opera Nugae venales, sive, Thesaurus ridendi & jocandi. Ad gravissimos severissimosque viros, patres melancholicorum conscriptos opus plane novum & necessarium...)
  •  1681, Niverstadii, apud Gasparum Myrrheum, Melchiorem Thureum, & Balthasarum Aureum
  • 1720
  • 1741, Londini, sumptibus Societatis
L'opera rientra nel genere letterario detto tautogramma (con tautogramma si intende una frase o uno scritto in cui ogni parola inizia con la stessa lettera).

Perlege porcorum pulcherrima proelia, Potor
Potando poteris placidam proferre poesin
[...]
Precelsis proavis pulchre, prognata patrone,
Pectore prudenti pietateque praedite prisca,
Praeter progeniem, praeter praeclara parentum
Praelia pro patria , pro praesulibusque peracta,
Pleraque pro populo proprio persecta potenter
Pellucens probitate, potentique prosperitate,
Proposito praesente petens plerumque peritos,
Proptereaque probas philomusos, prosequerisque
Parnasso potos, precio precibusque poetas:
Postquam percepi puerile placere poema
Praecipue propter praescripta prooemia pugnae
Porcorum, placuit parvam praefigere pugna
Pagellam, porci prodentem proprietates
Plausibiles, pinguem patronum promeruisse
Pectore pinguicolo, pol promeruisse poetam
Pingui porcorum pingendo poemate pugnam.